Ansia: cos’è e come affrontarla

Gli impegni lavorativi e personali, le scadenze da rispettare, le aspettative, i progetti e le preoccupazioni del quotidiano: questo e altro può determinare l’insorgere di stati d’ansia. Ma di cosa parliamo esattamente?

Per quanto possa essere associata alla paura, l’ansia se ne distingue perché essa presenta un’eziologia endogena, cioè legata alla nostra interiorità. Si ha paura di qualcuno o di qualcosa mentre l’ansia si caratterizza per la sua apparente indeterminatezza. In casi gravi può provocare veri e propri attacchi durante i quali la pressione sanguigna e la frequenza dei battiti del cuore aumentano e le pupille si dilatano.

All’improvviso il tempo sembra fermarsi e in quei pochi minuti temiamo l’irreparabile. Sentiamo un nodo alla gola e ci sembra di non riuscire a respirare. Siamo pallidi. Nulla sembra tranquillizzarci. Sono attimi brevi che sembrano non giungere mai alla fine.

Una volta passato e superato questo momento si cerca di comprendere ciò che è accaduto ma soprattutto il perché.

L’ansia, come la  rabbia, la gioia, la felicità ed il dolore, fa parte dell’ampia gamma di emozioni umane ed è legata al primordiale istinto di sopravvivenza. Ci comunica quindi che qualcosa non va. Lo fa attraverso un crescendo di emozioni che poi esplodono determinando uno stato difficile da superare se non viene affrontato con decisione e con l’aiuto di un professionista.

Studi recenti sembrano confermare che l’amigdala e l’ippocampo siano coinvolte nella segnalazione di comportamenti o situazioni dannose e quindi potenzialmente pericolose per l’organismo.

In particolare l’amigdala gioca “un ruolo determinante nel controllo di comportamenti complessi quali l’attenzione e la vigilanza, lo sviluppo dei rapporti sociali e soprattutto l’apprendimento e la memoria della paura e dell’ansia. Si è scoperto come informazioni che arrivano da tutte le vie sensoriali (i nostri sensi) convergano verso l’amigdala (tratto da Ansia depressione nevrosi. Come viverle).

L’ippocampo invece è alla base della memoria e dell’orientamento spaziale. Del resto, in caso di patologie gravi come l’Alzheimer, i primi danni riguardano proprio questa parte del cervello.

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